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Carpe Diem agosto 20, 2009

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Carpe, carpe, carpe e ancora carpe. E’ bello ritrovare delle costanti nei principali luoghi di culto del paese. Il grassottello e squamoso amico  saltella ridente in ogni pozza d’acqua posta a ridosso di templi, tempietti e pietruzze aventi una vaghissima attinenza con la spiritualità. Io, nel passato,  immaginavo di rapportarmi al suddetto bionatante solamente in termini culinari. Adesso invece mi ricorda che vi sono luoghi ed esistenze davvero piacevoli.

Sommariamente, dopo aver visitato kyoto in lungo ed in largo (con grande piacere a fronte della vastità dei luoghi di  interesse storico/culturale)  ci siamo spinti prima ad Osaka e poi a Nara.

Osaka è una città totalmente ricostruita nel dopo guerra in quanto è  stata quasi totalmente rasa al suolo. I 54 gradi all’ombra che hanno accolto la nostra fuoriuscita dal meraviglioso shinkansen (er treno che piotta davvero, altro che alta velocità) ci hanno ottenebrato i sensi. Senza perderci troppo d’animo ci siamo avventurati sul nuovissimo, modernissimo, ma sopratutto altissimo edificio che sovrasta la città. Una  gigantesca U rovesciata tenta un assalto al cielo che di metaforico ha ben poco. L’ascensore all’aperto toglie il fiato, ma dall’alto (leggi  altissimo) tutto acquista proporzioni risibili, anche la strizza. Giriamo in tondo, all’aperto nel giardino panormico del grattacielo e, simulando una visita allo zodiaco, cerchiamo di abbracciare una città sino a qualche minuto prima assolutamente sconosciuta…. Tenendoci sotto lo stretto registro ludico proseguiamo verso l’impianto termale piu’ grande del giappone. 8 piani di terme a tema con terrazza dotata di parco acquatico. Partendo dal cazzeggio dell’ultimo piano, ci rendiamo subito conto che i divertimenti nipponici sono tutt’altro che alla portata di tutti. Un tubo davvero alto ti spara a 150 orari  (munito solamente di un canottino bucato)  su di una parete ripidissima di circa 20 metri contro la quale, dopo un salto mozzafiato, si ripiomba a palla de foco verso gli inferi. Dopo una lunghissima trattativa con R (davvero lunga e tutta tesa a decantare le celeberrime doti sulla meticolosità dei giapponesi in materia di sicurezza di cui io, come al solito, non so nulla) alla fine tentiamo il salto…. in effetti il tutto è stato meglio di un’approfondita visita cardiologica. La “tenuta” comporta sicuramente una   spiccata salubrità. Il seguito è Onsen. La  sublime capacità di trasformare dell’acquetta calda che esce da un buco, nella massima forma di cura del sè. Corpi nudi (separati secondo apparenti caratteristiche di gender) galleggiano mollemente in un brodo primordiale di temperatura lavica, alternando saune e massaggi fino a dimenticare che domani mattina si deve  nuovamente intraprendere il ciclo del métro, boulot, dodo. In effetti stavo giusto sparacchiando in questi giorni qualche riflessione al riguardo davvero banalotta: pur non avendo alcun dato attraverso cui leggere l’elevatissimo numero di suicidi  che affligge il giappone, a me comunque pare che la socità strida dentro un contrasto schizzofrenico. Da una parte agisce un’ancestrale capacità di praticare una raffinatissima cura del sè e dall’altra vi sono meccanismi sociali asfissianti che stritolano quella stessa identità che si intende curare e proteggere. Viene sacrificata l’attitudine a veder emergere il proprio potenziale in nome di un conformismo che ordina, rende tutto pulito e fluido, ma comprime all’inverosimile. Nella compressione c’è una perdita inestimabile…. così come gli mp3 non possono essere paragonati al vinile seembra che   i giapponesi preferiscano un indice preciso con cui identificarsi anche se ne residuano solo approssimazioni identitarie.

Per finire sul punto,  leggevo ieri che in giappone esistono ancora delle caste sociali la cui appartenenza è da mettere in relazione con il mestiere che faceva il proprio trisavolo (macellaio nella fattispecie)…. mi diceva S che il sistema scolastico si caratterizza da una sorta di grande fratello che ti segue ovunque. Sopratutto nel tempo libero fuori dall’istituto, dove vengono raccolte informazioni sui tuoi gusti, il tuo linguaggio  e le tue frequentazioni.  Tutto può essere  utilizzato contro di te.

Il giorno successivo Nara. Antichissima città imperiale davvero interessante. Millenni di storia hanno lasciato innumerevoli luoghi di interesse sia religioso che culturale. Tutti peraltro immersi in uno scenario surreale: migliaia di cervi (considerati sacri) gironzalono liberamente ovunque. Ti seguono cercando cibo con il loro naso enorme a mostrarti la via (ndr non immaginavo che i cervi avessero una nasca di tali elefantiache proporzioni…)   Magnifica giornata!

Dopo Nara,  Fukuoka, estremo sud……

a presto

Simple Jack

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INTERMET INTERNET agosto 12, 2009

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Francamente sono abbastanza allibito,

non avrei mai pensato di trovare difficolta` a connettermi alla rete. Invece e`cosi`…

dopo questa breve nota di giustificazioni per coloro che davano per conclamata la mia logorrea telematica, passo e chiudo perche` so stravolto.

Simple Jack in Jap

Tempi moderni agosto 8, 2009

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Oggi Nikko partendo da Tokyo,  perchè?

semplicemente perchè dopo esserci attacati per ore al telefono seguendo gli indirizzi che indicava la dannatissima  Planet era tutto occupato… anche seguento le alternative forniteci da  Infernet nulla, quindi altro non restava che ripiegare sul “mantenimento della posizione”. Ciò detto ennesima sveglia mattutina, ennesimo “esodo” errante per quel labirinto psicotico che è la metropolitana di Tokyo e finalmente:

ta daaaaa lo Shinkansen, il treno proiettile, frutto dell’ipertrofia stakanovista della tecnologia nipponica. Scheggia di baleno  attraversammo la pianura  succhiando dolcetti di pasta di gnocco. Arriviamo in questo ridente sito montanaro.  Caratteristica immancabile di questa località sono i templi shintoisti dichiarati patrimonio dell’umanità. Dopo una modesta appettata ci ritroviamo nel folto della vegetazione umidiccia e sudaticcia dove inziamo un tour abbastanza interessante ma anche divertente. Dovete sapere che lo Shintoismo – esprimendosi con leggera rozzezza – altro non è che un “sistemone” per tentare di evitare una meglio non specificata “sfiga”. In questo tutto dipende dalle divinità (ce ne sono di ogni tipo e specie). Il mezzo per ottenere la tanto desiderata protezione consiste nello sfidarsi in giochini elementari. Questo fa di un tempio shintoista una sorta di piccolo parco dei divertimenti sensoriale. Si rigira un tamburello tra le mani contando i battiti del batacchio legato ad un cordicella, si lanciano cerchi di corda  da una postazione tentando di centrare dei birilli, si tirano monetine con la sinistra su di una pietra cercando di farle rimanere nel centro. L’abilità schiaccia la sfiga. Elementare ma utile a sopportare la ripetitività della visita ai templi, super affollati e pieni di gadget antipatici…. per la cronaca ho infilato il cerchio di corda nel birillo e sono scivolato su dei gradini di pietra che quasi mi stecchivo a Nikko.

Comunque belli direi, anche se un pò troppo laccatelli. Peccato veniale se si si considera l’immensa opera di ricostruzione post bellica cui sono stati chiamati i Giapponesi. Ce potevano pensà prima, potreste dire. MA E’ ANCHE una risposta semplicistica direbbe una mia amica saggia, MA  ANCHE tedesca. (N.D.R. per l’utilizzo del “MA ANCHE” l’autore si rende disponibile alla corresponsione di quanto dovuto per eventuali diritti)

Rientro alla base e preparativi di partenza per lasciare la capitale alla volta di Takayama… cittadina rurale ai piedi del parco nazionale delle alpi giapponesi….

A presto

Simple Jack

sushi zen sassaten agosto 4, 2009

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Giornata discordante….. iniziata con le migliori intenzioni…. sveglia all’alba sprezzanti del pericolo connesso allo stress da fuso orario…. macchè! ore 12 e 30 ancora ronfanti apriamo un occhio stupiti di non riconoscere le urla del nostro vicino di casa testaccino. Lentissimo riscaldamento dei motori eeeeee via! lo stomaco chiama le fette biscottate con la nutella nel medesimo istante in cui la mano portava alla bocca lo stesso  boccone di maiale fritto di ieri sera (sebbene avessi chiesto pesce… ma si sa che la lingua non aiuta affatto in simili circostanze). Giretto nella metropolitana nipponica alla ricerca delle famigerate scene di corpi pressati nei vagoni da appositi pressatori… niente: spazio, silenzio e frescura facevano dell’underground giappo una sorta di resort di montagna. Qui si viene di sotto per riflettere sulla propria condizione umana e filosofeggiare sul senso della vita. Dvvero incomprensibile  – visto da qua sotto – l’elevatissimo numero di suicidi giornalieri che affligge questi lidi. Con rammarico il nostro filo d’arianna ci conduce all’afa del liminare di Akasaka –  il vasto quartiere dove risiediamo – ovvero l’inizio di Ginza, dedalo di negozi e piccole botteghe….. ma la sera giunge con una rapidità inaspettata. Questa volta il sushi è un imperativo morale. Pronti a salire sulle barricate indichiamo ad un tachis l’esatto indirizzo del posto. Ennesimo inconveniente linguistico: per un ironico gioco della sorte (e di sensi vietati) il tachis non ci poteva portare davanti al posto richiesto. Sceglie la parallela…. da qui dice lui è semplice, fate il giro. Fare il giro è come immergersi in una dark room con le mani legate. I caratteri giapponesi ci impediscono di identificare il nome occidentalizzato indicato dalla guida…. ed eccoci nuovamente vagare nel nulla. Incontriamo un gruppo di impiegati nel post cena di lavoro che incominciano a fare la hola per aiutarci, sghignazzando nel mimare la parte del giapponese che si fa in quattro per essere d’aiuto come la guida asserisce. Entrano  nei locali limitrofi  per ottenere informazioni dandosi ordini perentori manco fossero marines pronti allo sbarco. In carenza di risultati apprezzabili un marine chiama il 1240 (o similare), si fa dare il numero del posto che cercavcamo. Lo chiama. Lo mette in viva voce e tutti insieme  (circa 10 membri) iniziamo una sorta di caccia al tesoro. Che finisce come da copione: entrata trionfale tra gli applausi degli  impiegati solerti e dei gestori del locale che ormai ci attendevano come fossimo capi di stato.  Vi posso solo confermare che tutto il teatrino aveva dei costi che si sono poi inevitabilmente riversati sul conto….. anche qui poco male: ho mangiato almeno 4 tipi di pesce crudo di cui ignoravo completamente l’esistenza e il sakè ha offerto ampio vento nelle vele…. tanto vento che poi, tornando a piedi, abbiamo scoperto che ervamo dietro l’albergo…. povero tachis…. chissà cosa ha pensato dei ganjin…

a domani!

Simple Jack in Japan

PERDERSI SENZA COMUNICARE – no spich inglischh agosto 3, 2009

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…. evidentemente non ho ancora superato la fase orale. Infatti quando approdo in un posto che non conosco (che va da colli aniene ai reconditi lidi odierni) vengo agito da uno smisurato desiderio di fagocitare la realtà che mi circonda. Il cibo mi appare l’unica mediazione accettabile. Di qui la ricerca frenetica del posto ove surriscaldare le mandibole alla faccia del fuso orario… i ripensamenti e gli scarti repentini sono solo una dolce attesa come “i sottoaceti che ti preparano al cenone”. Insomma abbiamo girato un bel pò per trovare un posto che sembrava adeguato. Una volta individuato ci siamo fiondati denttro con l’obiettivo di ordinare tutto. Ed ecco improvvisamente realizzarsi l’incubo profetizzato dalla sporca guida semi gringa: la scarsa diffusione dell’inglese. Anche rudimentale. Anche accompagnato da gesti.
Ad esempio la classica mano a cono rovesciato con la punta delle dita rivolta verso la bocca aperta a significare “vojo magnà”, non è di alcun aiuto.
Il menu’ assolutamente incomprensibile… insomma volevamo del sake’. L’ho chiesto du volte. M’hanno portato du birre. Desideravo pezzi di maiale. Mi hanno portato un trancio di salmone. Poco male: era tutto buonissimo.
chissà come andrà domani…..

FIRST NIGHT FIRST POST agosto 3, 2009

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Eccoci finalmente arrivati.
Tokyo, l’ultima frontiera sino ad ora conosciuta.
Il volo è stato abbastanza gradevole. Unico inconveniente lo spazio davvero esiguo (peraltro tarato sulla statura media di un nipponico dedito al sacrificio produttivista).
Ma si sa che gli estimatori della classe economica sono proprio alla ricerca di tali deliziose sofferenze.
Il resto è noto: Narita Airport e Limousine Bus.
Il limousine bus è un mezzo che richiama i collettivi cubani ma in chiave fantascientifica.
Conforts, aria condizionata ed idromassaggio di serie. Il mezzo corre silenzioso tra la “Roma – Fiumicino” di Tokyo. La lingua nera di asfalto costeggia prati e macchie aggrovigliate. D’un tratto lo skyline della vecchia Edo (l’antica denominazione di Tokyo). E allora l’impatto è davvero imponente: denti acuminati e luminosi fendono il cielo. La strada come un filo interdentale vi passa attraverso. Passi e sottopassi ne delineano il percorso urbano/odontoiatrico.
Ora, dopo una meritatissima doccia io e il sergente skywalker siamo pronti per uscire….. per approfittare della notte Tokyna….
Simple Jack in Japan

luglio 27, 2009

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Gli Japan luglio 27, 2009

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Poche informazioni su una delle Band culto  Glam Rock Inglese:

La formazione originale dei Japan era costituita da David Sylvian (nome originale David Batt, voce, chitarra, tastiere), Steve Jansen (nome originale Steve Batt, fratello di Sylvian, batteria), Mick Karn (nome originale Anthony Michaelides, basso e fiati), Richard Barbieri (sintetizzatori) e Rob Dean (chitarra).

Il primo album dei Japan, Adolescent Sex, è stato pubblicato dalla Hansa nel 1978, seguìto nello stesso anno dall’album “Obscure Alternatives”, entrambi influenzati dal glam-rock di artisti quali David Bowie e Roxy Music.

Nel 1979 esce il primo album della maturità dei Japan, Quiet Life, dove la band inglese inizia a proporre sonorità più atmosferiche e sperimentali. Il tutto troverà perfetto compimento nell’album successivo, Gentlemen Take Polaroids, edito dalla Virgin nel 1980.

Tutto ciò richiama per assonanza il fatto che mi trovo in partenza per il paese da cui il gruppo in oggetto trae il nome.

Tenterò di aggiornarvi in tempo reale.
Ad ora tutto mi sembra così lontano….. ma “Quiet Life” (il disco intendo) mi consola….

a presto